Flash 99%…boh
di Matteo Penzo
Pubblicato il 29 Gennaio 2003
Questo articolo è stato originariamente scritto per il magazine Idearium.org.
Giusto due anni fa Jakob Nielsen coniava quello che è stato uno dei motti piu’
fortunati su Flash: “Flash:
99% bad”.
La critica del suo “Alert box” si articolava fondamentalmente su
3 punti:
- Flash incoraggia il design fine a se stesso;
- le operazioni fondamentali sul web (Back, Trova, Bookmark, …) non vengono supportate;
- le attività base di un sito Internet (aggiornamenti, reperimento di informazioni, …) passano in secondo piano rispetto l’impatto grafico del sito.
Questo nel 2000. Era il 29 Ottobre. Ma, con immane giubilo di noi comuni mortali,
nel Giugno di quest’anno la NN Group (di cui Nielsen e comproprietario)
ha stretto, dietro adeguato compenso, una partnership
con Macromedia per lo sviluppo di linee guida per l’usabilità
delle applicazioni sviluppate in Flash MX. Si è giunti quindi alla realizzazione
di un set standard di controlli (scroll bar, campi form, menu’ a tendina)
inserito all’interno del software Macromedia.
Quindi ora siamo finalmente arrivati ad un 99% good; giusto?
SBAGLIATO!
Quello che Nielsen, due anni fa, pare non avere considerato (oggi, forse a causa della collaborazione con Macromedia, il suo punto di vista è leggermente cambiato), è che sono gli sviluppatori a rendere usabile o meno un’applicazione. Che questa sia poi sviluppata in Flash, HTML, C# o altro poco conta.
Il punto focale della questione è: gli sviluppatori flash sono interessati a creare applicazioni usabili?
Dipende. Dipende dalle persone, dipende dalla tipologia del sito, dipende dallo scopo che ci si prefigge, dipende dalla tipologia dell’utente.
Nel Maggio di quest’anno ho avuto la fortuna di assistere ad un incontro tra designer a Milano (il Webmatch… se ne era parlato anche su Idearium) e ricordo di essere rimasto particolarmente colpito da un sito che aveva fatto della inusabilità un vanto (in alcune sezioni l’utente si trovava addirittura “intrappolato” fino alla fine del movie senza altre possibilità che chiudere il browser o guardarsi il filmato fino alla fine). Il suo creatore, art director di una nota agenzia del Nord Est, aveva subito chiarito lo scopo del sito: una zona personale dove fare arte. E l’arte non ha necessariamente bisogno di usabilità.
Diverso è invece il discorso se parliamo di applicazioni web. E qui penso di poter dare i miei due famosi centesimi proponendovi la case history di un progetto che ho gestito.
La richiesta del cliente (particolarmente conservatore in quanto a tecnologie da utilizzare sul proprio sito) era chiara: ci commissionava un configuratore che fosse il piu’ interattivo possibile, facile da aggiornare e che potesse gestire comodamente versioni multilingue.
Era intenzione dell’azienda trasformare l’utente in un tecnico specializzato in grado di configurare un prodotto complesso senza necessariamente conoscere gli innumerevoli prerequisiti e le mutue esclusioni dei vari dispositivi opzionali.
Da subito abbiamo optato per il drag&drop come azione fondamentale: questo ci permetteva di dare all’utente il potere di trascinare le opzioni scelte direttamente sulla macchina, quasi come se le stesse istallando fisicamente.
La nostra scelta tecnologica iniziale puntava su DHTML e ASP… con un piccolo particolare, il Javascript che costituiva la base dell’applicazione, oltre ad essere particolarmente mono-browser, ci metteva la bellezza di 5 minuti per scaricarsi completamente sul client. Decisamente troppi!
Flash faceva quindi la sua comparsa in scena. Ci avrebbe permesso di gestire al meglio lo scaricamento dei files, mentre l’interfacciamento con ASP assicurava al tempo stesso la facilità degli aggiornamenti e la gestione della localizzazione mantenendo inalterata l’interattività che avevamo progettato, con un occhio alla piacevolezza grafica.
Rimaneva però;
da vincere la naturale resistenza del cliente all’utilizzo di tecnologie
considerate “politically scorrect” sul sito istituzionale. Abbiamo
ritenuto che l’unico modo per aggirare l’ostacolo fosse presentare
un prototipo completamente funzionante del sistema. Il plauso è stato
generale e la questione tecnologia è passata in secondo piano.
Questione usabilità. I test iniziali hanno subito chiarito che la strada da percorrere non sarebbe stata in discesa. Non tanto per la scelta della piattaforma di sviluppo, quanto piuttosto per l’utilizzo del trascinamento degli oggetti: i nostri utenti impiegavano tempi biblici prima di capire il funzionamento del sistema. Cliccavano; ma non trascinavano.
La data di consegna era paurosamente vicina e noi ci trovavamo con un’applicazione che aveva tutti i requisiti richiesti dal cliente tranne quello fondamentale: l’usabilità’.
Ma il prodotto che stavamo sviluppando non era un sito; si trattava piuttosto
di un’applicazione con uno scopo specifico. E come tale andava trattata.
Quanti di voi, al primo utilizzo di Word, hanno capito al primo
colpo come inserire un header per la carta intestata? Suppongo nessuno.
E
proprio l’help utente ha rappresentato la soluzione ai nostri problemi. All’apertura
dell’applicazione viene visualizzato un help visuale che introduce l’utente
all’utilizzo del configuratore mentre questo si scarica in background (impiega
circa 1 minuto a 28.8Kbps).
I test di usabilità effettuati dopo questa aggiunta hanno dimostrato come l’help visuale fornisca all’utente l’expertise necessario all’utilizzo del software riducendo, fino quasi ad annullarli, i tempi di inizio dell’attività di configurazione. Dati alla mano risulta che l’85% degli utenti del configuratore hanno effettuato una stampa della brochure personalizzata. Stampa che si può ottenere solo alla fine del percorso di configurazione.
Un’analisi prettamente nielseniana dell’applicazione porterebbe molto probabilmente a risultati differenti dai miei ma la realtà pratica è che l’utilizzo di Flash in un’applicazione simile è stata una scelta vincente sia per quanto riguarda la flessibilità dell’applicazione (10 minuti di copia-incolla per mettere in linea una versione “localizzata”) sia per quanto riguarda l’esperienza utente.
