Invia ad un amico



-->

User Experience

altri articoli nella sezione:

Flash e la Legge di Fitts

di Matteo Penzo
Pubblicato il 10 Giugno 2004

NOTA: questo articolo e’ stato originariamente scritto per la community di Warp9.it

Quante volte vi e’ capitato di sudare sette camice per riuscire a cliccare un elemento dell’interfaccia? Il piu’ delle volte a me capita con i form: l’html purtroppo non ha un metodo efficace di rendering degli elementi e capita quindi molto spesso - a differenza di quanto succede con i sistemi operativi - di dovere mirare un quadratino di una ventina di pixel di lato per poter portare a termine l’operazione.

Operazione che richiede una mira da tiratore scelto.

Questa fatica viene maticamente spiegata dalla legge di Fitts che spiega come il tempo necessario all’acquisizione di un obiettivo sia funzione delle sue dimensioni e dalla distanza dal puntatore.

In altre parole questo significa stabilire che tanto maggiori saranno le dimensioni dell’obiettivo da cliccare e minore la sua distanza dal puntatore, quanto minore la fatica (misurata come tempo + spostamento necessari per completare l’azione) percepita dall’utente.

Torniamo quindi all’esempio precedente. Il form. Se html non ha un metodo semplice e diretto per aumentare l’area sensibile degli elementi di un form (pensate ad una check box o ad un radio button ad esempio) lo stesso non si puo’ dire per Flash, dove invece l’area sensibile viene sempre decisa dallo sviluppatore (pensate solamente agli stati di un elemento “button”).

Questo permette di avere aree sensibili molto grandi (e quindi elementi cliccabili di dimensioni considerevoli) senza andare ad impattare sulla costruzione dell’interfaccia.

Ma spingiamoci un po’ oltre. Actionscript ci permette di modificare dinamicamente le dimensioni dei nostri target in base alle coordinate del puntatore. Un momento… ma questa e’ la legge di Fitt! posso aumentare le dimensioni del mio target all’avvicinarsi del puntatore ottenendo cosi’

Provate a dare un occhio a questo primo esempio. Il menu’ #2 sarebbe assolutamente impossibile da utilizzare se lo sviluppatore - Samuel Wan - non si fosse rifatto alla Legge di Fitt.

Ma l’esempio che preferisco e’ il menu’ di navigazione del sito Notredem (oggi in fase di redesign)
Le icone di navigazione (e con esse le aree sensibili) - riprendendo il funzionamento della barra delle applicazioni dei sistemi operativi Machintosh - aumentano di dimensioni all’avvicinarsi del puntatore. Sfruttando le trasparenze fuoriescono dalla griglia di loro competenza per “avvicinarsi” all’utente. E alle sue esigenze.

Un sistema simile e’ stato adottato dal sito di Consultechnology: le voci secondarie del menu’ di navigazione hanno aree sensibili molto estese che facilitano il raggiungimento dell’obiettivo da parte dell’utente e la loro dimensione aumenta all’avicinarsi del puntatore per facilitarne la lettura e - di conseguenza - la comprensione.

L’applicazione della Legge di Fitts alle interfacce sviluppate in Flash puo’ realmente migliorare le interazioni dell’utente e - abbandonando il mouse come device di controllo dell’interfaccia ma spostandosi piuttosto su modalità di controllo piu’ umane - permettera’ azioni altrimenti impossibili.